Gestione poco intensiva

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Superfici prative gestite in modo poco intensivo

Generalità

  • Le superfici prative gestite in modo poco intensivo comprendono i prati da fieno tradizionali, quali il prato ad erba altissima e il prato ad avena bionda, nonché tre altri tipi di prato, tutti poco concimati, ma caratterizzati da gestioni ben differenziate: prato a festuca rossa e agrostide rossa, presente in Giura e nelle Prealpi, pascolo a leontodi, presente nel piano alpino e prato/pascolo grasso e umido, diffuso dal fondovalle al piano alpino.
  • I prati da fieno tradizionali sono diffusi dal fondovalle al piano montano. Tra questi, quelli considerati veramente tipici dal punto di vista botanico sono diventati ormai molto rari, soprattutto alle quote più basse. Vengono preferibilmente concimati, seppur moderatamente, con del letame maturo e, pertanto sono considerati dei prati grassi. Il primo sfalcio è tardivo e, a seconda di dove si trovano, sopportano ben un pascolo autunnale, a patto che venga eseguito su terreno asciutto e portante.
  • Negli ultimi anni, molte superfici prative non sono più state concimate per ottimizzare i contributi previsti dall’ordinanza sui pagamenti diretti (OPD) in materia di superfici di promozione della biodiversità (SPB). Questa scelta non è sempre pagante, perché può condurre al deterioramento della cotica erbosa.
  • In presenza di una composizione botanica tipica, tutti le tipologie citate sono, il più delle volte, accomunate dal fatto di essere più importanti dal punto di vista ecologico che da quello foraggero.

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Queste superfici prative comprendono due tipologie principali di prato, tradizionalmente caratterizzate da un primo sfalcio tardivo, seguito, a seconda dell’altitudine, da uno o due sfruttamenti. Questo tipo di gestione consente alle numerose specie presenti di fare maturare i propri semi almeno una volta ogni due anni; il che, unito alla pratica della essiccazione tradizionale al suolo, assicura la rigenerazione della cotica erbosa. I prati a erba altissima e ad avena bionda sono sempre stati concimati con letame e, solo raramente, con piccole quantità di liquami.
Le cotiche erbose ricche in graminacee sono spesso caratterizzate dal fornire un primo sfalcio molto abbondante, seguito da ricrescite di entità molto minore. Il valore foraggero del fieno primaverile non soddisfa più le elevate esigenze imposte all’odierno allevamento intensivo, ma si presta molto bene per nutrire animali meno esigenti o in asciutta. Il secondo e terzo sfalcio, benché poco produttivi, forniscono, invece, un foraggio di buona qualità.

In Svizzera, prima dell’intensificazione della foraggicoltura (apporti elevati di liquami, impiego di concimi minerali, essiccazione in due tempi, insilamento, ecc.), i prati da fieno tradizionali a erba altissima e ad avena bionda erano molto diffusi. Per ragioni di ordine ecologico (biodiversità vegetale e animale), appare sensato e necessario tutelare e gestire correttamente i pochi prati di questo tipo che, oggigiorno, hanno resistito all’avanzata delle superfici prative intensive. Molti prati a erba altissima e ad avena bionda hanno il potenziale per soddisfare le esigenze poste dall’ordinanza sui pagamenti diretti (OPD), relativamente al livello qualitativo I e, eventualmente, II delle superfici per la promozione della biodiversità (SPB), nonché per rispettare le prescrizioni previste per ottenere i contributi legati alla conservazione della natura.

Spesso, per massimizzare i pagamenti diretti, gli agricoltori smettono di concimare i prati a erba altissima onde poterli annunciare come prati gestiti in modo estensivo. La completa rinuncia alla concimazione induce dei cambiamenti nella composizione botanica di questi prati, ma non implica necessariamente il raggiungimento di una migliore qualità ecologica. Sovente, questo cambiamento di gestione non ha alcun senso né dal punto di vista agronomico né da quello ecologico.

La qualità del foraggio prodotto dagli altri tre tipi di superfici prative gestite in modo poco intensivo è piuttosto variabile: buona nel caso del pascolo a leontodi, mediocre per il prato a festuca rossa e agrostide rossa, scadente quella dei sottotipi di prato grasso e umido.

Esigenze pedoclimatiche delle superfici prative poco intensive

Prato a erba altissima

  • Su suoli da siccitosi a umidi.
  • Dal fondovalle al piano montano inferiore.

Prato ad avena bionda

  • Su suoli da freschi a umidi.
  • Dal piano montano inferiore a quello alpino intermedio.

Prato a festuca rossa e agrostide rossa

  • Su suoli da freschi a umidi, in stazioni ombreggiate.
  • Nel Giura e nelle Prealpi.

Pascolo a leontodi

  • Su suoli da siccitosi a umidi.
  • Dal piano alpino inferiore a quello intermedio.

Prato grasso e umido, con due sottotipi: prato a calta palustre e pascolo a giunchi

  • Su suoli da umidi a molto umidi.
  • Dal fondovalle al piano alpino.

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